A Bulbaré.. m’baba coglie maruzze!

By ioinesteso

Un telespettatore medio, Anzi dueGuardavamo sul divano il vecchio Sergei Gonchar inerpicarsi sulle Alpi con un rapporto durissimo, poi un commento di Auro Bulbarelli un po’ così. E Aldo che saltà sù e fa: “A Bulbaré.. e’mba ba cogghie i maruzz” (Bulbarelli, vai a raccattare le lumache). Aldo è  calabrese (quello nella foto che esprime perfettamente il concetto di punctum fotografico enunciato nella Camera chiara da R. Barthes), e non si trattava di Aldo Grasso. Aldo Grasso, critico del Corriere, in questo video critica il modo di seguire il giro dei programmi Rai. Grasso commenta “il grasso che cola” quando giungono i commenti di Bartoletti. Ma lo stesso Aldo Grasso inizia pateticamente la critica affermando le solite banalità come … ma quanto è bello il giro, … il giro del Centenario che accompagna la storia d’Italia, una rappresentazione della società, … è un racconto popolare… Se vogliamo (o meglio, se lui vuole)  medesimo patetismo di Bartoletti. Ma questo racconto popolare chi lo fa? Chi l’ha fatto? I giornalisti, gli intervistati, i commentatori … e i loro discorsi, discorsi futili a sentire Grasso. Forse è vero, ma il dipinto di Grasso è un trompe l’oeil: da una parte quanto è bello il giro e la società che questo racconta (!!!???) e dall’altra i noiosi commentatori Rai.  Grasso (pateticamente con la Gazzetta in mano, del gruppo Rcs, lo stesso del Corsera!) consiglia di ascoltare addirittura il solo sonoro dal sito Gazzetta.it:  bel divertimento, ma sopratutto, che bel “racconto popolare” ne sortirebbe. “Lo potete immaginare voi, ne potete essere voi i cronisti”, dice. Essì, un vero esperto dei media!  Bulbarelli e Cassani sono una coppia ben affiatata, e i continui racconti, tecnici o meno, che fanno sono essenziali per gente che comunque non caca il ciclismo televisivo per non più di tre settimane l’anno. Se molti seguono il ciclismo, in realtà nessuno lo conosce. I loro futili racconti permettono di contestualizzare, di creare un contorno “normale” ad una storia che altrimenti sarebbe solo racconto agonistico che dura le settimane del Giro. E invece sappiamo che quel corridore faceva l’imbianchino, che quell’altro ha moglie, che l’altro è a casa che si è fatto male, che l’altro alleva gli asini, che l’altro lo chiamano l’”airone di non so che”… ecc. Queste informazioni trasemttono la sensazione che esista unna comunità che dialoga: i giornalisti, gli atleti, gli ex, i familiari, i fan, gli spettatori, il pubblico televisivo, chi lavora all’organizzazione, ecc. Racconto normale, popolare, appunto. Così come lo sono gli spettatori (vedi la foto in alto). Una critica vera potrebbe muoverla invece alla mancanza di verve, fantasia, ironia del ‘dopo giro’, abbastanza imbalsamato ma comunque – mio parere – discreto. La popolarità e l’affezione per il Giro contempla lo sberleffo nei confronti di Bulbarelli, che rimane uno di noi. Grasso, ti sei cimentato in una prova mal riuscita di umorismo, non ci sei riuscito, non sei uno di noi.

 

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